30.04.2014 / Medien / /

Sì al turismo – No all’iniziativa sui salari minimiSì al turismo – No all’iniziativa sui salari minimiSì al turismo – No all’iniziativa sui salari minimi

Popolo e Cantoni tornano ad esprimersi su un tema di politica salariale a pochi mesi dalla bocciatura dell’iniziativa denominata 1:12. Il prossimo 18 maggio sarà il turno dell’iniziativa sui salari minimi. La proposta della sinistra trova anche in questa occasione dinanzi a sé un fronte compatto di contrari, composto da tutti i partiti borghesi. Una posizione che si fonda su diversi argomenti. Ne ripercorriamo alcuni prestando particolare attenzione a un settore fondamentale per il Canton Grigioni, quello del turismo.

L’iniziativa chiede di introdurre un salario minimo per tutti i lavoratori. Punto dolente della proposta è proprio l’importante ingerenza dello Stato nella regolamentazione del mercato del lavoro. Con un salario minimo definito per legge e diffuso geograficamente su tutto il territorio nazionale non sarà più possibile tenere conto delle peculiarità regionali e dei diversi settori economici. Per il nostro Cantone e in generale per le regioni di montagna questo avrebbe delle conseguenze devastanti nel settore chiave del turismo. Un settore che richiede molta forza lavoro straniera, spesso impiegata per periodi limitati nel tempo, e che opera in un contesto di marcata concorrenza internazionale. Per continuare a restare competitivo, nonostante i concorrenti esteri siano avvantaggiati da costi per salari nettamente più bassi, chi opera nel settore deve risparmiare in altri ambiti o compensare i maggiori costi con prestazioni supplementari. Più facile a dirsi che a farsi. Molti alberghi e ristoranti stanno già limitando gli investimenti. A corto termine questo riduce i costi, ma a lungo andare può portare a conseguenze drammatiche.

I sostenitori dell’iniziativa chiedono per tutti un salario minimo di 4’000 franchi al mese. L’attuale salario minimo nel settore della gastronomia per personale non qualificato impiegato a tempo pieno ammonta a 3’400 franchi lordi. Chi dovrebbe rispondere dei costi aggiuntivi in caso di approvazione dell’iniziativa? Questi andrebbero riversati senza dubbio sui clienti. Non c’è alternativa. Già oggi i margini nel settore alberghiero e della ristorazione sono veramente esigui, nel contempo gli investimenti in Svizzera sono generalmente più cari che all’estero.

Come potrebbe restare concorrenziale il nostro settore turistico con l’approvazione dell’iniziativa? I favorevoli non lo spiegano. Si parla degli elevati salari nei piani alti del settore turistico e della necessità di “innovare”. Eppure, chi oggi chiede un salario minimo è spesso fra coloro che cercano di bloccare ogni progetto di ristrutturazione e innovazione. Di esempi ne conosciamo molti. Stranamente i sostenitori dell’iniziativa non ne parlano o sembrano voler dimenticare queste situazioni. Non dobbiamo poi scordarci che queste persone sono le stesse che con l’iniziativa sulle residenze secondarie hanno provocato ferite profonde nelle nostre regioni periferiche. Il processo di guarigione sarà lungo e doloroso.

L’approvazione dell’iniziativa sui salari minimi avrebbe ripercussioni negative per alberghi, ristornati, scuole di sci, impianti di risalita e per tutto quanto ruota attorno al settore svizzero del turismo. Il rischio di perdere posti di lavoro, di veder ridimensionare e chiudere aziende è più che reale. Nel confronto internazionale il settore rischia di perdere tutta la sua competitività. Mi chiedo: tutto questo è davvero nell’interesse della sinistra e dei sindacati?

Un’ulteriore regolamentazione del mercato del lavoro non è assolutamente necessaria. L’introduzione di un salario minimo rappresenta un indebolimento del sistema turistico svizzero e nel contempo di tutte le regioni di montagna. Per questo invito a votare un NO convinto e a respingere l’iniziativa per un salario minimo.

Martin Candinas, consigliere nazionale, Rabius/CoiraPopolo e Cantoni tornano ad esprimersi su un tema di politica salariale a pochi mesi dalla bocciatura dell’iniziativa denominata 1:12. Il prossimo 18 maggio sarà il turno dell’iniziativa sui salari minimi. La proposta della sinistra trova anche in questa occasione dinanzi a sé un fronte compatto di contrari, composto da tutti i partiti borghesi. Una posizione che si fonda su diversi argomenti. Ne ripercorriamo alcuni prestando particolare attenzione a un settore fondamentale per il Canton Grigioni, quello del turismo.

L’iniziativa chiede di introdurre un salario minimo per tutti i lavoratori. Punto dolente della proposta è proprio l’importante ingerenza dello Stato nella regolamentazione del mercato del lavoro. Con un salario minimo definito per legge e diffuso geograficamente su tutto il territorio nazionale non sarà più possibile tenere conto delle peculiarità regionali e dei diversi settori economici. Per il nostro Cantone e in generale per le regioni di montagna questo avrebbe delle conseguenze devastanti nel settore chiave del turismo. Un settore che richiede molta forza lavoro straniera, spesso impiegata per periodi limitati nel tempo, e che opera in un contesto di marcata concorrenza internazionale. Per continuare a restare competitivo, nonostante i concorrenti esteri siano avvantaggiati da costi per salari nettamente più bassi, chi opera nel settore deve risparmiare in altri ambiti o compensare i maggiori costi con prestazioni supplementari. Più facile a dirsi che a farsi. Molti alberghi e ristoranti stanno già limitando gli investimenti. A corto termine questo riduce i costi, ma a lungo andare può portare a conseguenze drammatiche.

I sostenitori dell’iniziativa chiedono per tutti un salario minimo di 4’000 franchi al mese. L’attuale salario minimo nel settore della gastronomia per personale non qualificato impiegato a tempo pieno ammonta a 3’400 franchi lordi. Chi dovrebbe rispondere dei costi aggiuntivi in caso di approvazione dell’iniziativa? Questi andrebbero riversati senza dubbio sui clienti. Non c’è alternativa. Già oggi i margini nel settore alberghiero e della ristorazione sono veramente esigui, nel contempo gli investimenti in Svizzera sono generalmente più cari che all’estero.

Come potrebbe restare concorrenziale il nostro settore turistico con l’approvazione dell’iniziativa? I favorevoli non lo spiegano. Si parla degli elevati salari nei piani alti del settore turistico e della necessità di “innovare”. Eppure, chi oggi chiede un salario minimo è spesso fra coloro che cercano di bloccare ogni progetto di ristrutturazione e innovazione. Di esempi ne conosciamo molti. Stranamente i sostenitori dell’iniziativa non ne parlano o sembrano voler dimenticare queste situazioni. Non dobbiamo poi scordarci che queste persone sono le stesse che con l’iniziativa sulle residenze secondarie hanno provocato ferite profonde nelle nostre regioni periferiche. Il processo di guarigione sarà lungo e doloroso.

L’approvazione dell’iniziativa sui salari minimi avrebbe ripercussioni negative per alberghi, ristornati, scuole di sci, impianti di risalita e per tutto quanto ruota attorno al settore svizzero del turismo. Il rischio di perdere posti di lavoro, di veder ridimensionare e chiudere aziende è più che reale. Nel confronto internazionale il settore rischia di perdere tutta la sua competitività. Mi chiedo: tutto questo è davvero nell’interesse della sinistra e dei sindacati?

Un’ulteriore regolamentazione del mercato del lavoro non è assolutamente necessaria. L’introduzione di un salario minimo rappresenta un indebolimento del sistema turistico svizzero e nel contempo di tutte le regioni di montagna. Per questo invito a votare un NO convinto e a respingere l’iniziativa per un salario minimo.

Martin Candinas, consigliere nazionale, Rabius/CoiraPopolo e Cantoni tornano ad esprimersi su un tema di politica salariale a pochi mesi dalla bocciatura dell’iniziativa denominata 1:12. Il prossimo 18 maggio sarà il turno dell’iniziativa sui salari minimi. La proposta della sinistra trova anche in questa occasione dinanzi a sé un fronte compatto di contrari, composto da tutti i partiti borghesi. Una posizione che si fonda su diversi argomenti. Ne ripercorriamo alcuni prestando particolare attenzione a un settore fondamentale per il Canton Grigioni, quello del turismo.

L’iniziativa chiede di introdurre un salario minimo per tutti i lavoratori. Punto dolente della proposta è proprio l’importante ingerenza dello Stato nella regolamentazione del mercato del lavoro. Con un salario minimo definito per legge e diffuso geograficamente su tutto il territorio nazionale non sarà più possibile tenere conto delle peculiarità regionali e dei diversi settori economici. Per il nostro Cantone e in generale per le regioni di montagna questo avrebbe delle conseguenze devastanti nel settore chiave del turismo. Un settore che richiede molta forza lavoro straniera, spesso impiegata per periodi limitati nel tempo, e che opera in un contesto di marcata concorrenza internazionale. Per continuare a restare competitivo, nonostante i concorrenti esteri siano avvantaggiati da costi per salari nettamente più bassi, chi opera nel settore deve risparmiare in altri ambiti o compensare i maggiori costi con prestazioni supplementari. Più facile a dirsi che a farsi. Molti alberghi e ristoranti stanno già limitando gli investimenti. A corto termine questo riduce i costi, ma a lungo andare può portare a conseguenze drammatiche.

I sostenitori dell’iniziativa chiedono per tutti un salario minimo di 4’000 franchi al mese. L’attuale salario minimo nel settore della gastronomia per personale non qualificato impiegato a tempo pieno ammonta a 3’400 franchi lordi. Chi dovrebbe rispondere dei costi aggiuntivi in caso di approvazione dell’iniziativa? Questi andrebbero riversati senza dubbio sui clienti. Non c’è alternativa. Già oggi i margini nel settore alberghiero e della ristorazione sono veramente esigui, nel contempo gli investimenti in Svizzera sono generalmente più cari che all’estero.

Come potrebbe restare concorrenziale il nostro settore turistico con l’approvazione dell’iniziativa? I favorevoli non lo spiegano. Si parla degli elevati salari nei piani alti del settore turistico e della necessità di “innovare”. Eppure, chi oggi chiede un salario minimo è spesso fra coloro che cercano di bloccare ogni progetto di ristrutturazione e innovazione. Di esempi ne conosciamo molti. Stranamente i sostenitori dell’iniziativa non ne parlano o sembrano voler dimenticare queste situazioni. Non dobbiamo poi scordarci che queste persone sono le stesse che con l’iniziativa sulle residenze secondarie hanno provocato ferite profonde nelle nostre regioni periferiche. Il processo di guarigione sarà lungo e doloroso.

L’approvazione dell’iniziativa sui salari minimi avrebbe ripercussioni negative per alberghi, ristornati, scuole di sci, impianti di risalita e per tutto quanto ruota attorno al settore svizzero del turismo. Il rischio di perdere posti di lavoro, di veder ridimensionare e chiudere aziende è più che reale. Nel confronto internazionale il settore rischia di perdere tutta la sua competitività. Mi chiedo: tutto questo è davvero nell’interesse della sinistra e dei sindacati?

Un’ulteriore regolamentazione del mercato del lavoro non è assolutamente necessaria. L’introduzione di un salario minimo rappresenta un indebolimento del sistema turistico svizzero e nel contempo di tutte le regioni di montagna. Per questo invito a votare un NO convinto e a respingere l’iniziativa per un salario minimo.

Martin Candinas, consigliere nazionale, Rabius/Coira